L'epoca più gloriosa di Viverone è compresa tra il 1100 ed il 1300, dove al regime feudale subentra il Comune che si presenta come un ordinamento repubblicano.Il Comune nacque dal decadere dell'economia delle corti e dal rifiorire dei traffici e dei commerci.Nel Comune vi era l'associazione dei vari mestieri; vi era così un comune rurale di contadini e artigiani che non era libero ma doveva sottostare al Vescovo di Vercelli.L'organizzazione politica era composta da due consoli che erano assistiti da un consiglio amministrativo chiamato Credenza e dall' Orengo formato da tutti i capi di famiglia.Risalgono a quest'epoca gli importantissimi ritrovamenti dei villaggi palafitticoli scoperti da Guido Giolitto nel 1971 datati all'anno 1000 a.C. cioè in tarda Età del Bronzo. I villaggi che sono stati rinvenuti sono stati denominati: Emissario(più vasto), S.antonio e Cascina Nuova. La passerella per accedere ai villaggi è protetta da una palizzata; sono stati trovati enumerati 5300 pali.Altri importanti ritrovamenti sono le piroghe ritrovate nel Lago di Bertignano, ricavate entrambe da legno di castagno e aventi ciascuna due remi. La prima fu trovata nel 1912 ed è lunga 4,10 m ed alta 30 cm e larga 50 cm. La seconda fu ritrovata nel 1979 ma fu tolta dal fango solamente nel 1982, questa è lunga 3,75 m, larga 90 cm ed alta 60 cm. Risalgono entrambe a 3400 anni fa.Progenitori dei Biellesi furono gli Ictimuli che avevano il loro epicentro nella Bessa ma avevano stanziamenti anche nel versante Nord Est della Serra, nella pianura Vercellese e anche nella nostra zona di Viverone.Gli Ictimuli, chiamati anche Vittimuli discendevano, come i Salassi dai Liguri che furono i primi abitanti dell'Italia Settentrionale.A capo degli Ictimuli vi era un regole (re di un piccolo stato) che governava con l'aiuto degli anziani e dei sacerdoti.Il Lago di Viverone tra il X° e il XII° sec d.C. risultava ripartito in tre comunità religiose:
i Monaci dell'Abbazia di S.Genuaro di Lucedio, di S.Andrea di Vercelli ed i Canonici Lateranensi di S.Eusebio.
Diversamente agli altri laghi del Nord Italia dove le acque erano pubbliche, quelle del lago di Viverone erano private, di conseguenza anche i diritti che ne derivavano dalle acque sono privati e spettano ai legittimi proprietari. Il lago venne chiamato con diversi toponimi a seconda della Chiesa che in quel momento aveva più potere e esercitava perciò i diritti sulle acque, il lago prese infatti il nome di:Lago di S.Martino(dalla città di S.Martino che si dice sia sepolta sotto le sue acque);Lago di Azeglio e Lago di Viverone. Tra i documenti più antichi si trova quello risalente al 1151 che tratta del privilegio concesso all'Abbazia si S.Michele e S.Genuario di Lucedio da Papa Eugenio III° e tra i beni vi è la Chiesa di S.Michele (Cella Grande di Viverone), la quale nel 1500 venne dedicata a S.Marco. I Frati Benedettini Neri godevano del diritto di pesca, di navigazione, di pascolo e abbeveraggio degli animali e di macerazione della canapa. Quando i frati lasciarono la Cella Grande, tutti questi diritti passarono al Comune.