Ma cos’è il latte crudo?
E davvero fa bene? In pratica, a fare la differenza è la mancata
pastorizzazione: il latte crudo, cremoso e dal sapore intenso, è
quello sottoposto soltanto a un trattamento di filtrazione e refrigerazione a
4° C e null’altro. Il latte, munto a circa 37° C, viene subito raffreddato con
un sistema ad acqua gelida, che impedisce un eventuale innalzamento della
carica batterica.
Quanto ai benefici, l’alto
valore nutrizionale è all’uopo dimostrato. La pastorizzazione
e, quindi, il trattamento con il calore, distrugge almeno il 10 per
cento delle vitamine B1, B6 e B12 e il 25 per cento della vitamina C presenti
nel latte crudo. Inoltre, rende l’organismo incapace di assorbire l’acido
folico, ossia quella vitamina che tanto è importante per i nostri nervi, la
circolazione del sangue e lo sviluppo embrionale. Come se non bastasse, la
pastorizzazione può inattivare anche i veicoli delle proteine dello zinco, del
siero e del ferro. Una catastrofe! In più, consideriamo quanto il buon
latte crudo giovi anche a portafogli e ambiente. Un litro di latte
biologico è venduto ad un prezzo medio di 1,00 euro, a fronte di 1,55 euro per
un litro di latte pastorizzato fresco. Prezzo, questo, che schizza
all’inverosimile se ci si vuole viziare con latte ad “alta digeribilità”,
addizionati di Omega3, di calcio e chi più ne ha più ne metta. Questi prezzi
comprendono imballaggi (inquinanti) pubblicità (noiosa) e trasporti
chilometrici (disastrosi). Al contrario, il latte crudo non è
impacchettato e non viene trasportato per chilometri e chilometri. Non
solo, ma se il latte erogato dai distributori non finisce entro un giorno, da
esso vengono prodotti ricotta e altri tipi di formaggi squisiti. Insomma, il
caro vecchio globo ce ne renderà merito.