Oggetto: Mozione contro il disegno di legge 1927
(atto Camera) e 1547 (atto Senato)
IL CONSIGLIO COMUNALE
visto che :
il Parlamento Italiano sta
discutendo un disegno di legge d’iniziativa governativa (Atto Camera 1927 e
Atto Senato1547) in materia di industria della difesa, che prevede la ratifica
dell’accordo quadro sottoscritto dall’Italia e da altri cinque Paesi europei a
Farnborough il 27 luglio 2000 per “facilitare la ristrutturazione e le attività
dell’industria europea per la difesa”;
il progetto è già stato
licenziato dalle Commissioni III e IV (affari esteri e difesa) in data 30
gennaio 2002 e approvato dalla Camera dei Deputati in data 26 giugno 2002;
il progetto è in fase di
discussione al Senato ed in data 20 marzo 2003 (giorno tristemente famoso per
l’inizio del conflitto armato in Iraq non legittimato dal Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite) ne sono stati approvati i primi due articoli;
in data 26 marzo 2003 è stato
approvato l’articolo 3 e che ad oggi non sono disponibili sul sito del Senato
della Repubblica altre notizie su eventuali altre sedute dell’assemblea
parlamentare;
tale accordo imporrebbe il
“tempestivo adeguamento della nostra normativa” e infatti 10 dei 14 articoli
che compongono il testo proposto sono volti a modificare la legge n°185 del
1990 che disciplina attualmente l’import-export di armi nel nostro Paese;
la novità più rilevante è
costituita dall’introduzione di un nuovo tipo di autorizzazione per il
commercio delle armi, la “licenza globale di progetto”, riferita ai programmi
intergovernativi o industriali congiunti ai quali le imprese partecipano e ai
quali non si applicheranno più le norme
sulle trattative contrattuali rendendo di fatto meno trasparenti e
controllabili tutte le operazioni.
considerato che:
le norme sulle attività bancarie
relative a questo nuovo tipo di “licenza globale” verranno modificate non
essendo più notificate al Ministero del Tesoro e da questo autorizzate e non
comparendo più nello specifico capitolo dell’annuale Relazione al Parlamento
del Presidente del Consiglio così come imposto dalla Legge 185/90;
in nome della
“razionalizzazione”, della “competitività “ e della “identità europea” verrà
stravolta una legge, la 185/90, ritenuta da tutti “severa e rigida” e che ha
fatto del nostro Paese uno dei più avanzati al mondo per aver provveduto a
regolare il commercio delle armi nel rispetto dei diritti umani, della
promozione della pace e della trasparenza (ricordiamo che quella legge fu
ottenuta grazie all’impegno tenace della Campagna “Contro i mercanti di morte”
promossa da ACLI, MLAL, Mani tese,
Missione Oggi, Pax Christi);
il riferimento al codice di
condotta dell’Unione Europea per le esportazioni di armi “ (che non è
assolutamente vincolante) costringerebbe l’Italia a rinunciare alla propria
normativa nazionale che in questo caso verrebbe peggiorata, mentre ora è
all’avanguardia;
risulta paradossale che mentre da un
lato si vuole combattere una guerra totale contro il terrorismo, dall’altra si
allargano la maglie del controllo della vendita di armi con tutti i rischi che
ne conseguono,
considerato che nel corso degli ultimi
anni si è riscontrato uno spostamento delle esportazioni di armi italiane dai
paesi della NATO (circa l’80% dall’inizio degli anni 90) verso i paesi del sud
del mondo (circa il 70% nel 2000) e che tra questi figurano nazioni in
conflitto (Pakistan e India), nazioni con conflitti interni o regionali
(Algeria, Israele), nazioni che violano i diritti umani (Turchia) e paesi
poverissimi (Mauritania che investe il 2,3% del P.I.L. in armamenti con un 243%
di indebitamento);
che alla campagna contro le
modifiche alla L. 185/90 che verrebbero introdotte dal disegno di legge 1927
hanno già aderito: ACLI – Amnesty International, Associazione Lunaria, Missione
Oggi, Nigrizia, Pax Christi Italia, Rete Lilliput, Emergency, Mani Tese, Medici
Senza Frontiere e molte altre associazioni di volontariato, oltre a diversi
Enti Locali;
che i primi due articoli del disegno di legge in oggetto
riguardano esclusivamente la ratifica dell’accordo di Farnborough mentre quelli successivi rischiano di stravolgere la
L. 185/90;
considerato che, trattandosi di una dichiarazione di indirizzo
meramente politico, non occorre la proposta di delibera ed i relativi pareri di
cui all’art. 49 del D.Lgs. 267/2000;
con voti unanimi e favorevoli espressi per alzata di mano
D E L I B E R A
di chiedere ai membri del Parlamento
di votare contro questo disegno di legge (fatti salvi i primi due articoli
per i motivi sopra citati) che costituisce un grave passo indietro per la
pace e la giustizia, soprattutto oggi che è in corso un conflitto armato
dalle conseguenze incalcolabili;
di invitare i parlamentari ad
attivarsi affinché l’Italia si faccia promotrice, a livello internazionale
di un’iniziativa volta a una maggiore severità nel controllo del commercio
di armi e ad un maggiore impegno nella prevenzione dei conflitti,
salvaguardando la L. 185/90 i cui contenuti fanno dell’Italia un paese
all’avanguardia in tema di disarmo e rispetto dei diritti umani.
di invitare i parlamentari a
interrogarsi sull’opportunità di licenziare velocemente in Parlamento
queste modifiche legislative proprio in questo difficile momento di
politica internazionale senza ritenere che questa tematica andrebbe
affrontata con maggiore serenità di giudizio dopo che si sia chiarita la
situazione irachena e valutandola in un ottica più globale analizzando
soprattutto quali conseguenze potrebbe portare nelle decine di conflitti
(soprattutto africani e spesso sconosciuti perché “non fanno notizia”)
dove le armi leggere (delle quali l’Italia è uno dei maggiori produttori)
vengono largamente utilizzate.