Di fronte ad un pubblico
di un centinaio di persone arrivate anche dai paesi vicini ha aperto la serata
il sindaco, Francesco Comotto, che prendendo spunto da un messaggio del
presidente di Medici senza Frontiere Pierluigi
Susani ha introdotto un primo spunto di discussione ribadendo la necessità che
l’azione umanitaria riesca a mantenere la propria indipendenza dalla politica
perché come dice Susani: “La manipolazione
politica degli aiuti umanitari, da parte di tutti gli attori, è più che mai
presente in questa “guerra contro il terrore” come nelle altre guerre,
più nascoste e ignorate, che insanguinano varie regioni del pianeta. I ruoli
devono rimanere chiari e distinti: i militari rispondono a ordini che
provengono dal potere politico, mentre le organizzazioni umanitarie devono solo
rispondere ai bisogni delle persone senza essere parte di un’agenda politica.
Bisogna assolutamente combattere la strategia “bread and bombs”
utilizzata dalla coalizione anglo-americana che ha fatto sì che dal cielo
piovessero ordigni micidiali e razioni alimentari, alimentando la confusione
tra azione umanitaria e azione militare.”
Si è subito inserito nella
discussione Marco Baffoni, bravo rappresentante eporediese di Amnesty International, che con
assoluta chiarezza e semplicità ha fatto una carrellata delle attività che la
sua associazione sta sostenendo e delle motivazioni che spingono gli attivisti
a dedicare parte del loro tempo alle persone oggetto di ingiustizie e
discriminazioni di ogni tipo. Partendo dalle ragioni che hanno fatto partire la
campagna “io non discrimino” ha parlato di Cecenia, Afghanistan, Iraq,
Kossovo, Federazione russa, Ruanda, Birmania e altro ponendo l’accento sul
fatto che spesso gesti che possono sembrare insignificanti, come l’apporre una
firma su un appello, a volte danno risultati inaspettati e danno grande forza e
speranza per continuare l’impegno nel campo dei diritti umani. La parola è poi
passata a Paola Feo giovane attivista del gruppo di Torino di Emergency, associazione che da anni
collabora con l’amministrazione comunale di Settimo Rottaro per far conoscere
il proprio operato e nella continua ricerca di persone di ogni età che abbiano
voglia di impegnarsi. Paola ha parlato dell’appello “Cessate il fuoco”
ideato all’indomani della strage di Nassiriya da Emergency che, come molti
sanno, è un’associazione creata da Gino Strada per curare i danni
terribili causati dalle mine antiuomo delle quali l’Italia è uno dei maggiori
produttori. L’associazione nel tempo ha poi intrapreso anche altre strade quali
la costruzione di piccoli ospedali, l’attivazione di centri per la
realizzazione di protesi per i mutilati, l’allargamento delle attività in campo
medico e l’interesse anche sugli aspetti sociali delle popolazione vittime dei
conflitti fino ad arrivare alle ultime iniziative quali piccoli aiuti economici
a favore delle vedove (qualche soldo e qualche capra) e l’organizzazione di
corsi per personale medico e paramedico locale nel tentativo di creare una
nuova mentalità organizzativa che permetta a quelle persone sfortunate di poter
uscire dall’orrore della guerra con le proprie mani.
La volontà degli
organizzatori era quella di far parlare soprattutto il pubblico in sala e
l’esperimento è felicemente riuscito perché le domande o gli interventi fatti
dai presenti sono state molte e tutte interessanti. I relatori hanno risposto
esaurientemente, per quanto di loro conoscenza, a domande su Guantanamo, sui
dimenticati conflitti africani, sulla posizione nei confronti dell’eterno
conflitto israelo-palestinese, sul come venissero scelti alcuni casi umanitari
piuttosto che altri, sui pericoli della creazione di un esercito volontario in
Italia. Una interessante reazione, soprattutto dei più giovani, è scaturita da
un intervento del sindaco che riportava le parole sentite da alcuni giovani che
sostenevano che si corre il rischio di inflazionare e quindi di rendere meno
credibili gli incontri, le marce e quegli eventi organizzati per parlare di
queste tematiche. E’ emerso che nessuno dei presenti reputava superfluo parlare
anche ripetutamente di pace e delle tematiche ad essa connesse ma si sono
reputati più interessanti i dibattiti, come quello in corso, su tematiche un
po’ più specifiche: discriminazione e diritti umani piuttosto che generici
incontri sulla pace. Un'altra considerazione emersa dal pubblico è stata quella
di non cadere nella trappola della strumentalizzazione di tematiche che devono
riguardare tutti gli esseri umani indipendentemente dall’ideologia politica. Su
questa considerazione si è sviluppata la parte finale del dibattito e cioè su
come ci si debba muovere per riuscire a coinvolgere persone che non siano
quelle già sensibili a questo tipo di problematiche. I lavori sono stati chiusi
da Don Angelo che ha fatto un interessante intervento su come gran parte
della Chiesa Cattolica si muova con estremo impegno e interesse su questi
argomenti condividendo la strada dell’ecumenismo purché tutte le religioni
trovino la capacità di mettersi in discussione. Il parroco ha poi chiesto ad
ognuno di non fermare il proprio
impegno umanitario limitandosi ad esporre una bandiera di pace che diventa importante
solo se dietro di essa esiste un convinto e concreto percorso personale verso
gli altri e soprattutto verso i più deboli e gli emarginati. I saluti del
sindaco, che ha ricordato che gli appelli “Cessate il fuoco” di
Emergency e “Io non discrimino” di Amnesty International sono
sottoscrivibili su internet nei siti delle due associazioni ONLUS e che ha
ribadito quanto sia importante e necessario l’aiuto di tutti (tante gocce
possono fare un mare), hanno chiuso una serata nella quale si è capito che anche
dai centri minori come Settimo Rottaro possano partire iniziative di
solidarietà capaci di coinvolgere tutte quelle persone di buona volontà che
hanno deciso di dedicare un po’ del loro tempo per risollevare le sorti di
questo mondo che sta andando alla deriva.