Pubblichiamo sul nostro notiziario una delibera del Consiglio Comunale
approvata in merito ai dolorosi fatti accaduti in Birma
Pubblichiamo sul nostro notiziario una
delibera del Consiglio Comunale approvata in merito ai dolorosi fatti accaduti
in Birmania.
ORDINE DEL GIORNO
Repressione e diritti umani nell’ex Birmania, odierno
Myanmar
Il Consiglio Comunale di Settimo Rottaro
premesso che:
-il regime
militare dell’ex Birmania sta reprimendo nel sangue la pacifica marcia dei
monaci buddisti e di migliaia di persone scese con loro nelle strade per
proteggerli e per chiedere con gli strumenti della nonviolenza, democrazia e
rispetto dei diritti umani;
-la violenta
repressione ha già prodotto numerose vittime, compreso un giornalista
giapponese, feriti e arrestati;
-la Giunta
militare birmana ha allontanato tutti i giornalisti internazionali, oscurato
ogni notizia e strumento di informazione, a partire da internet;
-il
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riunito d’urgenza il 26 settembre
2007, non è stato in grado di trovare unanimità nella condanna del regime
militare birmano per l’opposizione di Russia e Cina;
-la recente
pubblicazione in Italia del libro “Lettere dalla mia Birmania” di Aung Sang Suu
Kyi, la coraggiosa dissidente birmana Premio Nobel per la pace nel 1991, ha
riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica italiana il dramma di un
popolo ancora nel mezzo di un travagliato cammino verso la libertà e
l’autodeterminazione;
ricordati:
-l'ultima risoluzione del Parlamento europeo sulla Birmania
del 21 giugno 2007, la quattordicesima dal 2000 ad oggi, che “condanna la
repressione incessante e la persecuzione continua perpetrata nei confronti del
popolo birmano”;
-la Mozione sui Diritti umani in Birmania approvata dal
Senato italiano lo scorso 13 settembre nella seduta n°212, sottoscritta da
parlamentari di entrambi gli schieramenti;
-gli appelli
del Segretario generale dell'ONU Ban-Ki-Moon per un processo di riconciliazione
nazionale e di democratizzazione effettiva nel paese come proposto da 92
deputati birmani in esilio;
-che il 19
luglio2007, il presidente del comitato internazionale della Croce Rossa, Jacob
Kellenberger, ha denunciato, attraverso le agenzie di stampa, gravi violazioni
dei diritti umani nell’ex Birmania e in particolare ha fatto riferimento al
lavoro forzato a cui migliaia di detenuti sono costretti dalla forze armate che
hanno inoltre vietato alla Croce Rossa le visite indipendenti nelle carceri;
-il richiamo ai diritti umani universali con particolare
riferimento alle donne, espressamente sancito dalle Conferenze mondiali
dell’ONU e in particolare dalla Conferenza di Pechino del 1995;
-che nel 1990 la Lega nazionale per la democrazia, il
partito di Aung San Suu Kyi, ha vinto in maniera eclatante le elezioni
politiche ma la giunta militare non ha riconosciuto il risultato elettorale
iniziando una politica di repressione feroce nei confronti degli oppositori
politici;
-l’azione non violenta di Aung San Suu Kyi, leader della
Lega nazionale per la democrazia, che da anni dà voce a questo dramma nel
mondo, più volte incarcerata dal regime militare al potere, e tuttora agli
arresti dal maggio 2003, insieme con l'intero gruppo dirigente del suo partito,
sindacalisti e attivisti del Movimento 88;
-che Amnesty International per il solo 2006 ha denunciato la
presenza di 1.185 prigionieri politici;
-che nel maggio 2007 le organizzazioni Cisl, Legambiente,
WWF e Greenpeace hanno promosso la “campagna Birmania” e lanciato un appello
per la liberazione di Aung San Suu Kyi e per la difesa dei diritti umani,
sindacali, della democrazia e dell’ambiente in quel paese;
-che moniti ed appelli per la sua liberazione sono stati
ripetutamente rivolti dalla comunità internazionale al regime militare birmano,
senza alcun esito;
-che Ibrahim Gambari, inviato speciale dell’ONU nell’ex
Birmania, si è fatto messaggero della proposta di riconciliazione nazionale di
Aung San Suu Kyi;
-che anche il Papa ha di recente espresso preoccupazione ed
ansia per la situazione del Myanmar e la sua vicinanza spirituale al popolo
Birmano;
-che in occasione della recente marcia per la pace Perugia –
Assisi, quanto sta accadendo nella ex Birmania ha assunto un ruolo centrale e
ha coinvolto i partecipanti ad un impegno forte ribadendo che la pace può
essere costruita solo non calpestando i diritti e ristabilendo libertà e
giustizia;
-che gli ultimi gravi episodi di repressione attuati dalla
giunta militare birmana in seguito alle proteste causate dall’aumento ingiustificato del prezzo del carburante
porteranno al conseguente aggravamento delle condizioni di vita della
popolazione di quel paese già duramente pregiudicate dalle politiche economiche
attuate dalla giunta;
evidenziato che:
-il reddito dei birmani è tra i più bassi del mondo,
nonostante la presenza nel Paese di giacimenti petroliferi, la mortalità
infantile raggiunge quasi l’80% e la speranza di vita è di 60 anni;
-un eventuale embargo della comunità internazionale dovrebbe
colpire quasi esclusivamente la classe militare al potere la quale fruisce
pressoché totalmente delle ricchezze del paese che dal colpo di stato del 1989
alla guida del Paese si sono alternate Giunte militari impegnate in una
sistematica violazione dei diritti umani (incarcerazioni per motivi di
opinione, torture, stupri, lavori forzati, pulizia etnica);
-numerose associazioni, a partire da Amnesty Internazional,
da anni denunciano la violazione dei diritti umani nell’ex Birmania e chiedono
prese di posizione nette alla Comunità Internazionale anche per garantire il
rispetto degli embarghi in relazione all’esportazione di armi e tecnologie
militari considerato che i diritti umani fondamentali - riconosciuti dalla
nostra Carta Costituzionale, sanciti dalle Dichiarazioni delle Nazioni Unite e
richiamati nel Trattato per la Costituzione dell'Europa - rappresentano
l'orizzonte comune dei popoli di tutto il mondo e devono costituire un
riferimento costante per la politica internazionale e, in particolare, per
l'iniziativa dei governi democratici nei confronti dei Paesi in cui tali
diritti sono disconosciuti e non vengono rispettati;
-il diritto alla libertà in tutte le sue manifestazioni, dal
diritto di parola al diritto all'istruzione, alla salute, alla partecipazione
alla vita pubblica, alla libertà di organizzazione sindacale, deve infatti
ritenersi un bene universale che non conosce confini geografici, in quanto
appartenente all'intera famiglia umana e al futuro delle nuove generazioni;
Ciò premesso, ricordato ed evidenziato,
il Consiglio Comunale di Settimo Rottaro
condanna
la repressione messa in atto, in ogni forma, dal regime
militare dell’ex Birmania e
impegna
il Sindaco, la Giunta e i consiglieri stessi:
üad agire in tutte le sedi
opportune e con tutti gli strumenti possibili perché il dramma del popolo
birmano non venga dimenticato e affinché aumenti la consapevolezza,
anche a livello locale, del valore universale del rispetto dei diritti umani
e della sua drammatica assenza in gran parte del mondo;
üa collaborare con le
associazioni che a livello locale stanno organizzando iniziative di solidarietà
per la popolazione birmana e di condanna della repressione in atto;
üa porre un drappo rosso
all’entrata del Comune per testimoniare la solidarietà della comunità rottarese
nei confronti dei monaci e della popolazione birmana;
üinvita il Governo e il
Parlamento ad assumere il dramma della ex Birmania come una delle questioni
importanti dell’azione diplomatica e politica nazionale e a porre sul tavolo
Europeo l'inasprimento delle sanzioni;
üa vigilare affinché gli
embarghi in atto in relazione all’esportazione di tecnologie militari vengano
rispettati e non aggirati come è spesso accaduto;
üad agire affinché sia
restituita la libertà ad Aung San Suu Kyi, agli altri prigionieri politici ed
ai sei sindacalisti recentemente condannati a 28 anni di carcere, nonché agli
attivisti del Movimento 88 recentemente arrestati, alcuni dei quali sottoposti
a tortura con l'accusa di aver organizzato le manifestazioni di protesta, e sia
garantita la piena facoltà di espressione a tutti gli esponenti della Lega
nazionale per la democrazia in Birmania, del movimento sindacale e delle altre
forze democratiche;
üa fare pressioni sulla Giunta
militare birmana affinché nel Paese vi sia il rispetto dei diritti umani, del
lavoro, dell’ambiente e ad interrompere il lavoro forzato, gli stupri, le
uccisioni e le deportazioni dei cittadini birmani, riconoscendo il diritto del
popolo birmano alla libertà.