L’Amministrazione comunale di
Settimo Rottaro che ha già aderito alla campagna: “Fuori l’Italia dalla guerra”
con propria deliberazione di C.C. n° 19 del 5/12/2002 e alla campagna: “Pace da
tutti i balconi” con deliberazione di G.C. n°16 del 11/03/2003
Considerato che l’art.11 della
Costituzione italiana recita: ”L’Italia ripudia la guerra come strumento
di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali”.
Visto:
le grandi manifestazioni contro la guerra
svoltesi nel mondo intero con la partecipazione di milioni di persone
provenienti da tutti i gruppi politici e religiosi;
gli innumerevoli appelli per la
pace tra i quali ricordiamo, per rimanere nel contesto locale, quello della
Provincia di Torino dell’11 febbraio, quello della Città di Ivrea del 12
febbraio e quello della Regione Piemonte del 4 marzo 2003;
la convinta, netta e reiterata
azione di pace del Papa culminata nella giornata di digiuno del 5 marzo;
Ritenuto indispensabile
aggiungere la propria voce a quelle che quotidianamente si alzano dalla gente
comune contro l’orrore della guerra e con la consapevolezza che ogni
amministratore pubblico, in qualità di rappresentante della comunità presso la
quale è stato eletto, ha la responsabilità ed il dovere di difendere la
democrazia, la giustizia e i diritti umani nel proprio paese come nel mondo
intero e che gli stessi non possono affermarsi tramite l’arbitrio e le
dichiarazioni di guerra unilaterali non legittimate dal Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite.
Ricordando che:
non può esistere una “guerra giusta” e peggio ancora una
“guerra preventiva” o “bombe intelligenti” così come si comincia chiaramente a
capire dai primi giorni di questo assurdo e non legittimato intervento armato;
il mondo, purtroppo, è pieno di
armi nucleari, batteriologiche, chimiche e di distruzione di massa ma nessuno
pensa, per questo, di abbattere i governi che le possiedono e che non può
esistere altra soluzione che non sia quella diplomatica e della non violenza
così come ci hanno insegnato e dimostrato con i fatti il mahatma Gandhi, Martin
Luther King, il Dalai Lama, molte altre personalità politiche e religiose ma
soprattutto i numerosi, eroici e spesso sconosciuti, volontari che ogni giorno,
lontano dal clamore delle cronache, vivono, a rischio della loro incolumità, in
mezzo alle sofferenze e alle malattie causate dall’enorme divario tra i paesi
ricchi e quelli poveri;
il dolore e la morte hanno lo stesso peso da entrambi i
lati di una trincea e che una guerra non legittimata in Iraq oggi potrebbe
facilmente causare un’impennata di violenza in medio-oriente della quale non
possiamo prevedere le conseguenze.
Evidenziando che i potenti
decidono le guerre ma sono i deboli che le fanno e le subiscono e che le
complessità politiche, sociali, culturali e religiose del nostro tempo devono
essere affrontate con l’arma della tolleranza, della comprensione delle diverse
culture, della diplomazia, della solidarietà e della fratellanza fra tutti gli
esseri umani e non con l’arroganza, con l’arbitrarietà, con la legge del più
forte, come si faceva in tempi che credevamo fossero definitivamenti passati.
Facendo proprio il
pensiero di Giovanni Paolo II che ha affermato che: “La guerra non è mai una
fatalità, ma è sempre una sconfitta per l’umanità” ribadendo inoltre che: “Chi
decide che sono esauriti tutti i mezzi pacifici che il Diritto internazionale
mette a disposizione, si assume una grave responsabilità di fronte a Dio, alla
sua coscienza e alla storia”
Il Consiglio Comunale di Settimo Rottaro
Esprime:
-il proprio ripudio ad ogni
azione militare soprattutto se di carattere unilaterale, perpetrata inoltre, in
questo caso, contro un popolo, quello iracheno, già in ginocchio e stremato da
12 anni di embargo imposto a seguito della prima guerra del Golfo del 1991;
-la propria contrarietà ad un
nuovo ordine mondiale basato sulle decisioni di una sola superpotenza,
qualunque essa sia, che oggi disarma coloro i quali, in momenti e per necessità
diverse, aveva armato;
-la propria indignazione nell’uso
ormai consueto di ricondurre tutto quanto accade nel mondo a motivazioni
meramente economiche che vengono sempre anteposte alle reali necessità e ai
fabbisogni essenziali delle popolazioni soprattutto quelle più svantaggiate. E’
intollerabile che dopo l’elenco dei morti e dei feriti di una giornata di
guerra i notiziari, invece di parlare di sofferenza, di atrocità, dei corpi
sventrati dalle bombe, degli orfani, delle famiglie smembrate, delle migliaia
di nuovi profughi, ci relazionano sull’andamento delle borse;
-la propria condanna ad ogni
forma di violenza in maniera trasversale: sia essa proveniente dal Presidente
americano Bush verso il popolo iracheno, sia essa riversata dal raiss di
Baghdad Saddam Hussein verso il proprio popolo o verso le minoranze etniche,
sia essa utilizzata contro persone inermi tramite indegni attentati
terroristici, sia essa utilizzata quale arma di potere da parte di inaffidabili
dittatori senza scrupoli.
Evidenzia il rischio che
l’azione militare in Iraq potrebbe assestare un duro colpo alle speranze
mondiali di pacificazione nella zona medio-orientale e, di riflesso, su tutte
le aree sottosviluppate del sud del mondo aumentando, se ce ne fosse il
bisogno, il divario tra i paesi ricchi e i paesi poveri e alimentando,
inevitabilmente, il risentimento verso l’occidente di ingenti masse di esseri
umani che vivono ben al di sotto della soglia di povertà ed alle quali già
oggi, ma molto di più in un prossimo futuro, verrà a mancare anche la risorsa
primaria per la vita e cioè l’acqua.
Esprime:
-la speranza in un futuro più giusto e più equo che può
esistere solo se avremo la capacità di disinnescare i fondamentalismi agendo
sulle ragioni prime che li alimentano, equilibrando le differenze economiche,
mettendo la nostra conoscenza (anziché al servizio dell’industria bellica) a
disposizione dei paesi più svantaggiati, riscoprendo nei loro confronti i
valori imprescindibili del vivere civile quali la solidarietà, la giustizia e
la fratellanza;
-la convinzione che le uniche armi veramente decisive non
possono che essere: il dialogo tra i popoli, l’alfabetizzazione dei bambini,
una più equa ripartizione delle risorse disponibili, l’accesso di tutti ai
farmaci essenziali, la libertà di pensiero e di religione, il rispetto della
persona e della dignità umana;
- l’auspicio che i potenti della
terra, come i nostri rappresentanti politici, ritrovino la capacità di
dialogare, di discutere e di ragionare con saggezza riconoscendo la centralità
dell’essere umano perché tutto ruota intorno ad esso. L’economia, il benessere,
la politica non hanno ragione di esistere se non in presenza dell’unica
componente insostituibile e imprescindibile alla nostra esistenza: la vita. Scrive
Tahar Ben Jelloun: “I paesi che hanno iniziato questa guerra non si rendono
conto di quanto la furia del mondo ossessioni i nostri figli. La paura
persistente e diffusa cresce nel loro sonno. E frattanto l’uomo è assediato
dall’angoscia, e non sa come resistere alla follia che si è impossessata di
alcuni potenti. Aveva appreso a convivere con gli altri erigendo principi,
rispettando i valori. A questo aveva dato i nomi di democrazia, di Stato di
Diritto. E ora scopre la sconfitta dell’intelligenza e del pensiero, vinti
dalla brutalità e dall’arroganza di alcune super potenze che legittimando oggi
l’arbitrio non potranno più dare lezioni di morale domani.”
Ascoltiamo con attenzione le
parole di questo grande scrittore e, se non per noi, facciamolo almeno per i
nostri figli. Se non saremo in grado di costruire un mondo più giusto e più
equo in tempo per la nostra generazione facciamolo almeno per quelle che ci
seguiranno evitando di lasciare loro, come eredità di questo tempo, solamente
le grida di dolore che escono da macerie fumanti. Non fermiamoci mai nel
chiedere la pace, non vergognamoci di gridare la nostra paura, non smettiamo di
condannare l’utilizzo strumentale delle immagini e delle notizie ma cerchiamo
dentro noi stessi una ragione a tutto questo. E quando tutto sarà finito non
accontentiamoci di lavare la nostra coscienza guardando aerei “buoni” che
buttano aiuti umanitari a quelle stesse persone alle quali, qualche giorno
prima, gli aerei “cattivi” hanno lanciato, dallo stesso cielo, null’altro che
morte e distruzione con bombe e missili. Il costo delle operazioni militari
della prima guerra del Golfo o “Desert storm” è stato di 61 miliardi di dollari
e su questa cifra non vogliamo esprimere commenti chiediamo solamente a ogni
persona di fermarsi un attimo pensando a cosa si potrebbe fare con una cifra
del genere aggiungendoci magari ciò che viene ogni anno investito
nell’industria bellica, della quale l’Italia è vergognosamente un ottimo
rappresentante, e le risorse economiche che verranno gettate nel piatto con
questo ennesimo e vergognoso conflitto armato. Se non riusciamo nemmeno a
grandi linee a immaginare questa enorme quantità di denaro ricordiamoci
solamente che centinaia di milioni di persone vivono con meno di un dollaro al
giorno ed allora forse riusciremo meglio a vedere dov’è l‘anello che non tiene
nella catena della storia dell’umanità.
Il Consiglio Comunale di Settimo Rottaro
Facendo proprio lo sdegno
che si è universalmente levato intorno a questa iniziativa unilaterale di
intervento armato non autorizzato, del quale i rappresentanti politici non
possono non tenere conto, si auspica un risveglio generalizzato delle coscienze
senza preconcetti o posizioni di parte. In un mondo che sta cambiando molto
velocemente dovremo imparare a mettere da parte inutili personalismi sempre più
anacronistici cercando di fare della globalizzazione una risorsa, un elemento
solidale di sviluppo e non un ulteriore strumento di divario tra ricchezza e
povertà, di distacco tra i detentori del potere e la gente comune, trovando le
giuste capacità per riportare la politica al servizio dei più deboli. In questo
momento di angoscia per il futuro dell’umanità, questo Consiglio Comunale,
vuole lasciare scritto negli atti di questo comune il proprio pensiero esprimendo
nettamente e senza mezze misure il ripudio a questa guerra preventivata da mesi
e iniziata senza il benestare dell’ONU e pertanto
I N V I T A
i propri compaesani, i Comuni, le
Province, le Regioni e il Governo Italiani, le associazioni di volontariato, le
comunità religiose, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, i comitati
spontanei e tutte le donne e gli uomini italiani a condividere il presente
appello facendosi parte attiva nel promuovere tutte quelle iniziative che
possano maggiormente sensibilizzare l’opinione pubblica rafforzando le azioni
diplomatiche in atto e la centralità del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite nel tentativo di estrapolare, da questo momento di dolore e di vergogna
per il genere umano, quanto di positivo si possa trarre da questa esperienza
non disperdendo in tal modo l’impegno dimostrato da milioni di persone in tutto
il mondo, scese in piazza a dimostrare il proprio dissenso in maniera pacifica
ricordandosi, e accomunandole nel contempo in questa battaglia di civiltà,
anche di tutte quelle persone che condividono i valori della pace con il
digiuno ed il silenzio.