Premesso che in data
28.02.2002 il nostro stesso Consiglio Comunale ha deliberato l’adesione all'Associazione
di Comuni, Province, Regioni per il Tibet costituita per iniziativa della
Regione Piemonte, con l'adesione dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni
Italiani), per promuovere e coordinare la campagna europea "Una
bandiera per uno status di piena autonomia del Tibet" formalizzata
dagli stessi membri dell’associazione, riunitisi in assemblea presso l'Aula del
Consiglio Regionale del Piemonte, a Torino, il 29 aprile 2006, per approvarne
la costituzione e la relativa Dichiarazione Programmatica;
Viste:
• le risoluzioni sul Tibet del Parlamento europeo del 14
ottobre 1987, 15 marzo 1989, 15 settembre 1993, 17 maggio 1995, 13 luglio 1995,
14 dicembre 1995, 18 aprile 1996, 23
maggio 1996, 13 marzo 1997, 16 gennaio 1998, 13 maggio
1998, 15 aprile 2000;
• le risoluzioni sulle violazioni dei diritti fondamentali
in Tibet adottate dal Bundestag
tedesco, dalla Camera dei Deputati italiana (9 ottobre
2002), dalla Camera dei Deputati belga, dalla Commissione Affari Esteri del
Parlamento irlandese;
• la risoluzione adottata il 23 agosto 1991 dalla
Sotto-Commissione delle Nazioni Unite per la prevenzione delle discriminazioni
e la protezione dei diritti delle minoranze;
• la risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio
d’Europa (D.E. 173 del 5 ottobre 1988);
Ricordato:
• che il Tibet fu invaso e occupato nel 1949 e 1950 dalle
forze armate del regime di Pechino ed è tuttora occupato;
• che la rivolta di Lhasa contro l’occupazione del regime
di Pechino (10 marzo 1959) provocò la morte e l’incarcerazione di decine di
migliaia di persone e l’esilio del Dalai Lama e di altre decine di migliaia di
tibetani;
• che la lotta di resistenza del popolo tibetano negli
anni ’50 e ’60 provocò la morte di oltre
un milione di tibetani, cioè di oltre un quinto della
popolazione di allora;
• la distruzione di oltre 6.000 monasteri tibetani,
l’incendio di centinaia di biblioteche, il saccheggio di templi, la razzia di
tesori religiosi e culturali, le esecuzioni sommarie di
decine di migliaia di tibetani eseguite dalle guardie
rosse durante la cosiddetta
rivoluzione culturale cinese del 1968;
• le manifestazioni di protesta del 1987-88 contro
l’occupazione cinese e la violenta
repressione scatenata dalle autorità di Pechino;
• la legge marziale imposta dalle autorità di Pechino in
Tibet nel 1989 e 1990;
• la trasformazione nel 1992 del Tibet in “Zona Economica
Speciale” e il conseguente
trasferimento massiccio di coloni cinesi in Tibet, che, in
pochi anni, ha reso i tibetani
minoranza nel loro stesso Paese, anche a causa della
pratica, mai cessata, delle
sterilizzazioni e degli aborti forzati delle donne
tibetane;
• l’esilio del Governo tibetano attualmente ospitato nella
città indiana di Dharamsala;
e ricordando in particolare:
• che l’“accordo in 17 punti” firmato sotto costrizione a
Pechino dalle autorità tibetane, pur sancendo l’annessione del Tibet alla
Repubblica Popolare, garantiva anche la piena
autonomia del Tibet e, in particolare, il riconoscimento
del suo sistema politico e il pieno rispetto della libertà religiosa;
• che le risoluzioni delle Nazioni Unite 1353 del 1959,
1723 del 1961 e 2079 del 1965
chiedono la cessazione di qualsiasi pratica che privi il
popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani, compreso quello
all’autodeterminazione;
• l’istituzione nel 1965 della Regione Autonoma del Tibet
(TAR) da parte delle autorità di Pechino;
• i molteplici tentativi di dialogo rilanciati nel 1979,
dopo la scomparsa di Mao Ze Dong, dal
Dalai Lama e dal Governo tibetano in esilio nei confronti
delle autorità di Pechino;
• i tentativi reiterati di rilanciare il dialogo con le
autorità di Pechino fatti dal Dalai Lama
con il “Piano in 5 punti”, presentato davanti al Congresso
americano nel 1987, e con la
“proposta di Strasburgo”, presentata davanti al Parlamento
europeo nel 1988;
• il conferimento nel 1989 del Premio Nobel per la Pace al
Dalai Lama, Tenzin Gyatso;
Preso atto che in Tibet è in atto una brutale e violenta
repressione da parte del regime cinese di ogni manifestazione pacifica a favore
della libertà e della democrazia in violazione di quanto prevede la stessa
Costituzione cinese che all’art 35 riconosce libertà di parola, di stampa, di
riunione, di associazione, di movimento e di dimostrazione; Considerati i gravi fatti di cronaca che vedono gravemente calpestati
non solo i diritti democratici del popolo tibetano ma che mettono gravemente a
rischio la sopravvivenza stessa del popolo che già oggi, causa dei violenti
attacchi ordinati dal governo cinese, conta diverse vittime fra civili e monaci
inermi e che non è dato conoscere il numero effettivo delle vittime sugli
scontri avvenuti a Lhasa e segnalati in altre regioni dell'altipiano; Considerato il comportamento non collaborativo con la comunità
internazionale da parte delle autorità di Pechino, ancor più grave per la
vicinanza a quelle Olimpiadi che lo stesso Dalai Lama ha sempre dichiarato
essere occasione per tutti di moltiplicare l’attenzione e gli sforzi per la
promozione della democrazia per i cinesi stessi e per le minoranze oppresse,
come i tibetani, gli uiguri, i mongoli, i falun gong;
Facendo proprie:
• la Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2000,
nella quale si invitano i Governi
degli Stati membri dell’Unione europea a riconoscere il
Governo tibetano in esilio come
legittimo rappresentante del popolo tibetano qualora,
entro un termine di tre anni, le
autorità di Pechino avessero continuato a rifiutare
negoziati, sotto l'egida del Segretario
Generale delle Nazioni Unite, per un nuovo statuto di
reale autonomia per il Tibet;
• la Carta d’Intenti approvata dal TOROC (Torino
Organising Committee of the XX Olympic Winter Games), in particolare agli artt.
1 e 2, che impegnano il Paese ospitante i Giochi Olimpici al rispetto dei
diritti umani fondamentali;
• Gli Ordini del Giorno n. 269 e n. 282, approvati dal
Consiglio regionale del Piemonte il 7 marzo 2006;
I sottoscritti Consiglieri comunali con il seguente o.d.g.
esprimono
• sdegno ed indignazione per i gravi e sistematici
attacchi di violenza perpetrati dal governo cinese nei confronti del pacifico
popolo tibetano;
• il proprio impegno nel riportare all’attenzione della
comunità nazionale e internazionale la questione dei più elementari diritti
civili e democratici oggi assenti in molteplici paesi del mondo e che trova
dimostrazione odierna nell’atteggiamento del governo cinese;
• la loro solidarietà al popolo tibetano e alla politica
nonviolenta di dialogo perseguita dal Dalai Lama nei confronti delle autorità
cinesi per il riconoscimento dell’autonomia del Tibet e delle libertà per tutta
la Cina e le sue popolazioni;
chiedono
• al Governo italiano e ai Paesi membri dell’Unione
Europea di dare immediata attuazione alla Risoluzione del Parlamento Europeo
del 6 luglio 2000, riconoscendo il Governo tibetano in esilio come unico e
legittimo rappresentante del popolo tibetano;
• al CIO (Comitato Olimpico Internazionale) di sottoporre
al Comitato Olimpico della
Repubblica Popolare Cinese la Carta d’Intenti approvata
recentemente dal TOROC per la
sua approvazione, come tangibile segno della volontà di
applicare le Convenzioni
internazionali dal
Governo cinese già sottoscritte ma non ancora ratificate;
• al Governo italiano di farsi promotore in sede europea
dell’approvazione di una risoluzione che inviti il Governo della Repubblica
Popolare Cinese ad adottare la Carta d’Intenti prima dell’apertura dei prossimi
Giochi Olimpici di Pechino del 2008;
impegnano
il Presidente del Consiglio comunale a trasmettere il
presente ordine del giorno al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai
Presidenti delle Camere, ai Presidenti della Regione Piemonte e del Consiglio
Regionale piemontese, al Dalai Lama, al Governo e al Parlamento tibetano in
esilio, al Presidente del Parlamento Europeo, ai Comuni della zona,
all'Associazione di Comuni, Province e Regioni per il Tibet.