LA VITA di PIETRO MICCA Esistono varie versioni. Mi va di raccontarne una non troppo disfattista ma neppure troppo patriottica. Ricostruita tenendo d'occhio sia ciò che conosco dell'epoca e ciò che ho letto sui reperti emersi dopo gli scavi del 1958. La parte in corsivo non fa parte della storia ma della tradizione Nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706 Pietro si trovava, con un compagno, vicino ad un accesso alle gallerie che immettevano all'interno della cittadella. A mezzanotte, quattro francesi si calano in un fossato e raggiungono l'imboccatura della galleria e riescono ad aprire la strada ai loro commilitoni prima di essere uccisi dalle guardie,; alcune dozzine di francesi entrano e sbaragliano i soldati sabaudi che difendevano quel luogo. Scendono e si trovano davanti ad una porta sbarrata da Pietro Micca, di guardia a quel settore, che si mise subito a minare la scala nel caso il nemico riuscisse a passare. Sentendo sfondare la porta, Micca potrebbe aver visto un commmilitone tentare maldestramente di innescare la miccia e avergli detto una frase come: «Alzati di là, sei più lungo di un giorno senza pane, lascia fare a me e scappa a salvarti». Di certo ha innescato una miccia troppo corta per poter mettersi in salvo. L'esplosione travolge almeno un paio di dozzine di i francesi. Forse hanno visto la fiamma ma evidentemente non hanno potuto evitare l'esplosione. Lo scoppio uccide anche Pietro Micca, il cui corpo è stato trovato a quaranta passi dall'esplosione. Questo episodio è divenuto il simbolo del sacrificio di chi difese Torino in quelle terribili giornate, e, più in generale, di chi si sacrifica per salvare gli amici. Da allora Torino ha continuato a celebrare il suo eroe. La galleria è stata restaurata e resa visitabile nel 1958 e a due passi, c'è un museo che racconta la storia del piccolo uomo biellese che fermò la Francia.