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La CONCIMAZIONE
Una concimazione appropriata ed equilibrata è presupposto necessario per ottenere produzioni quantitativamente elevate. Rispetto agli altri cereali in frumento richiede un notevole apporto di sostanze nutritive, da le forti asportazioni. E' molto sensibile alla presenza di azoto, infatti una carenza di questo elemento comporta rese inferiori e quantità scadente della farina, mentre una disponibilità eccessiva determina un forte sviluppo della pianta e l'allungamento del ciclo vegetativo, con conseguente maggior pericolo di allettamento e di attacchi parassitari. La quantità di azoto da distribuire varia da 120 a 170 kg/ha; le dosi sono minori in successione con prati leguminose o in presenza di residui organici.
La concimazione azotata deve essere frazionata in 2-3 volte per far front alla diverse esigenze della pianta ed evitare le perdite per dilavamento. I momenti ottimali di distribuzione sono all'inizio dell'accestimento (inizio inverno), alla differenziazione delle spighe (metà inverno), e alla levata (inizio primavera).
Di particolare importanza è quest'ultimo intervento, che dev'essere effettuato quando la spiga è lunga circa 1 cm, distribuendo il 60-70% dell'azoto totale. In genere si usa il concime con l'unità di azoto a più basso costo, anche se per terreni freddi ed asfittici è necessario utilizzare concimi nitrici il cui ione ha nel terreno un' azione anticongelante e riscaldante.
La concimazione forfo-potassica si esegue con un unico intervento durante la lavorazione del terreno prima della semina, con dosi di 80-120 kg/ha di fosforo e 100-120 kg/ha di potassio.
Altre operazioni colturali sono la rullatura a fine inverno, per comprimere il terreno sollevato e interrare la radici delle piante scalzate, ed un'eventuale scarificatura, soprattutto su terreni compatti, al fine di arieggiare il suolo.
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